Napoli: Forum della Famiglia: lavoro e impegno istituzionale gli aspetti della seconda giornata dedicata alla denatalità
18 ottobre 2026 - ore 23,00
Nella seconda giornata dei Forum della famiglia e della natalità, l’incertezza economica è risultato un forte freno per i progetti di vita delle giovani coppie e quindi della natalità. La mancanza di un lavoro stabile, con un salario adeguato, condiziona così il mondo dei giovani: la media di uscita dalla casa dei genitori è salita a 30,2 anni, mentre l’età delle madri al primo figlio si sposta dal 29,6 a 31,9 anni nell’ultimo ventennio.
In collegamento video dal Borgo Marinari Annamaria Bernardini de Pace, che non ha potuto lasciare il suo albergo sul Lungomare a causa del blocco del traffico per la maratona cittadina, non ha fatto mancare il suo contributo professionale: “Le famiglie quando si formano hanno necessità fondamentali: la casa, il lavoro e i supporti del welfare istituzionale. Senza un percorso lavorativo è difficile affrontare il progetto di vita genitoriale – ha poi concluso il presidente onorario dei Forum -. Le giovani donne pensano però solo al lavoro e poi, dopo, alla maternità, questo è sbagliato, bisogna coniugare le due modalità e, ovviamente, serve fare un sacrificio. Inoltre, le giovani mamme si devono fare aiutare dai papà e non escluderli, perché la genitorialità di una coppia prevede per un bambino due genitori”.
Le donne che accedono al mondo del lavoro, nei dati illustrati dalla Tax Senior Manager di PwC, Valeria de Sortis, risultano più istruite, tanto da registrare il 33% di laureate rispetto al 19% degli uomini, ma lavorano meno: 53,3% rispetto al 66,3% maschile. Di contro però hanno lavori meno stabili con contratti part-time (28,8%) e del 15,3% per il tempo determinato.
“Le analisi pur interessanti restano legate ai dialoghi pubblici, ma è evidente la grande assenza della politica che, di questi dati non tiene conto, e non interviene in modo adeguato”, ha dichiarato Lina Lucci, già segretario generale CISL Campania, che ha poi proseguito: “La globalizzazione delle economie ha commesso l’errore della competitività dei mercati (lavoro, sistemi produttivi, sistemi fiscali) che se non governati creano un default di diversi sistemi che si ripercuotono sulla società, con riflessi sul reddito salariale. Il problema vita è diventato difficile, siamo davanti ad un problema sociale non circoscrivibile ma che ha investito la classe sociale meno esposta – quella media –, quindi anche chi lavora è esposto a tale rischio. Anche loro, causa il potere di acquisto, pagano lo scotto di una impossibilità di realizzare i propri disegni del progetto familiare”.
In Italia il desiderio di avere figli resta diffuso, ma i figli che nascono davvero sono meno di quelli desiderati. Il divario scaturisce soprattutto da incertezza economica, autonomia raggiunta tardi e da un carico di cura dei figli che ricade sulle donne. I dati PwC indicano chiaramente che il desiderio di maternità esiste per le donne tra i 25-34 anni, tanto da registrare una volontà dell’ 83,7% contro solo il 13,3% che declina l’impegno genitoriale. Eppure, sempre in questa fascia di età, solo il 26,2% raggiunge l’obiettivo, con il conseguente dato che il 67,9% tra loro dichiara difficoltà ad avere il numero di figli desiderato.
Incisivo anche l’intervento del Senatore Gianluca Cantalamessa che analizza un altro aspetto legato alle nascite e al mondo del lavoro: “Nel 1948 c’è stato in Italia oltre 1 milione di nascite, nel 2025 invece 355 mila, questo dimostra che non è la povertà economica di un lavoro precario o scarsamente retribuito ad avere influenza, oggi manca il sogno e il sacrificio. Le ultime generazioni politiche hanno commesso un errore sottovalutando le figure del lavoro e relegandole in particolare a quella del professionismo senza sostenere ed incentivare la media bassa forza lavoro dell’artigianato, della manodopera e della attività di base, oggi snobbate dai giovani. Anche le famiglie hanno buona parte di colpa, hanno contribuito alla svalorizzazione della parola lavoro declinando, per i propri figli, l’attenzione a tutti i lavori ma indirizzandoli solo verso le professioni. Oggi quei figli lavorano, come schiavi, per le multinazionali a soli 1.500 euro al mese. I padri per anni hanno detto ai figli che se non avessero studiato li avrebbero mandati a lavorare, invece, avrebbe dovuto dire se non studi non puoi lavorare, così hanno demonizzato la parola lavoro”.
Lo studio Pwc indica che la condizione lavorativa delle donne, con la maternità, mette a rischio la loro attività che raggiunge oltre l’80% dei congedi familiari a confronto con il solo 3% richiesto da entrambi genitori, tanto da registrare una percentuale del 49,9% delle donne che temono di avere un figlio perché peggiorerebbe le loro opportunità di lavoro, contro il 24% degli uomini. Infatti, secondo l’indagine, su 500 madri circa una donna su due vede cambiare il proprio lavoro dopo la maternità: riduzione dell'orario (17%), licenziamento o perdita del lavoro (18% in totale) e cambi di impiego.
“La famiglia è in difficoltà soprattutto per ragioni economiche, che rendono molte scelte di coppia e familiari complesse, se non impossibili – ha dichiarato l’avvocato Roberta Foglia Manzillo, consigliere dell’ordine degli avvocati di Napoli con delega alla famiglia -. A questo si aggiunge il tema del lavoro e, in particolare, della condizione delle donne nel mondo professionale. Esistono ancora troppe famiglie monoreddito e le donne che lavorano si trovano spesso ad affrontare le difficoltà di conciliare maternità e professione, finendo talvolta per limitarsi ad avere un solo figlio. Come ordine professionale, nel nostro piccolo, abbiamo cercato possibili soluzioni per sostenere le professioniste madri. Un esempio è la sala del tribunale destinata all’allattamento, intitolata “Sala Giulia” in memoria di Giulia Tramontano, vittima di femminicidio. Molto resta però ancora da fare”.
Anche per la dottoressa Veronica Simeone, psicologa perinatale pediatrica dell’Ordine degli Psicologi della Campania, il lavoro subentra nel percorso genitoriale, evidenziando anche un altro aspetto non secondario: “Nel nostro settore, ci troviamo a incontrare genitori particolarmente performanti nel mondo lavorativo, ma con un'identità e una capacità genitoriale di tipo ansioso a livello psicologico, con coppie che non si sentono all’altezza di diventare genitori oppure di essere bravi genitori. Occorre considerare le diverse difficoltà economiche, lavorative e psicologiche perché senza genitori sani, non ci sarà una società sana”.
Gli appuntamenti sulla denatalità, inseriti nell’ambito della manifestazione Tutto Sposi, proseguiranno anche nelle giornate del 24 (welfare) e 25 ottobre (Casa), con la partecipazione dei rappresentati delle istituzioni e dei professionisti degli Ordini e anche di numerosi ospiti come Italo Bocchino, Luigi Bobbio, Francesco Emilio Borrelli, Clemente Mastella, Sandra Lonardo, e Luigi Caramiello.
In collegamento video dal Borgo Marinari Annamaria Bernardini de Pace, che non ha potuto lasciare il suo albergo sul Lungomare a causa del blocco del traffico per la maratona cittadina, non ha fatto mancare il suo contributo professionale: “Le famiglie quando si formano hanno necessità fondamentali: la casa, il lavoro e i supporti del welfare istituzionale. Senza un percorso lavorativo è difficile affrontare il progetto di vita genitoriale – ha poi concluso il presidente onorario dei Forum -. Le giovani donne pensano però solo al lavoro e poi, dopo, alla maternità, questo è sbagliato, bisogna coniugare le due modalità e, ovviamente, serve fare un sacrificio. Inoltre, le giovani mamme si devono fare aiutare dai papà e non escluderli, perché la genitorialità di una coppia prevede per un bambino due genitori”.
Le donne che accedono al mondo del lavoro, nei dati illustrati dalla Tax Senior Manager di PwC, Valeria de Sortis, risultano più istruite, tanto da registrare il 33% di laureate rispetto al 19% degli uomini, ma lavorano meno: 53,3% rispetto al 66,3% maschile. Di contro però hanno lavori meno stabili con contratti part-time (28,8%) e del 15,3% per il tempo determinato.
“Le analisi pur interessanti restano legate ai dialoghi pubblici, ma è evidente la grande assenza della politica che, di questi dati non tiene conto, e non interviene in modo adeguato”, ha dichiarato Lina Lucci, già segretario generale CISL Campania, che ha poi proseguito: “La globalizzazione delle economie ha commesso l’errore della competitività dei mercati (lavoro, sistemi produttivi, sistemi fiscali) che se non governati creano un default di diversi sistemi che si ripercuotono sulla società, con riflessi sul reddito salariale. Il problema vita è diventato difficile, siamo davanti ad un problema sociale non circoscrivibile ma che ha investito la classe sociale meno esposta – quella media –, quindi anche chi lavora è esposto a tale rischio. Anche loro, causa il potere di acquisto, pagano lo scotto di una impossibilità di realizzare i propri disegni del progetto familiare”.
In Italia il desiderio di avere figli resta diffuso, ma i figli che nascono davvero sono meno di quelli desiderati. Il divario scaturisce soprattutto da incertezza economica, autonomia raggiunta tardi e da un carico di cura dei figli che ricade sulle donne. I dati PwC indicano chiaramente che il desiderio di maternità esiste per le donne tra i 25-34 anni, tanto da registrare una volontà dell’ 83,7% contro solo il 13,3% che declina l’impegno genitoriale. Eppure, sempre in questa fascia di età, solo il 26,2% raggiunge l’obiettivo, con il conseguente dato che il 67,9% tra loro dichiara difficoltà ad avere il numero di figli desiderato.
Incisivo anche l’intervento del Senatore Gianluca Cantalamessa che analizza un altro aspetto legato alle nascite e al mondo del lavoro: “Nel 1948 c’è stato in Italia oltre 1 milione di nascite, nel 2025 invece 355 mila, questo dimostra che non è la povertà economica di un lavoro precario o scarsamente retribuito ad avere influenza, oggi manca il sogno e il sacrificio. Le ultime generazioni politiche hanno commesso un errore sottovalutando le figure del lavoro e relegandole in particolare a quella del professionismo senza sostenere ed incentivare la media bassa forza lavoro dell’artigianato, della manodopera e della attività di base, oggi snobbate dai giovani. Anche le famiglie hanno buona parte di colpa, hanno contribuito alla svalorizzazione della parola lavoro declinando, per i propri figli, l’attenzione a tutti i lavori ma indirizzandoli solo verso le professioni. Oggi quei figli lavorano, come schiavi, per le multinazionali a soli 1.500 euro al mese. I padri per anni hanno detto ai figli che se non avessero studiato li avrebbero mandati a lavorare, invece, avrebbe dovuto dire se non studi non puoi lavorare, così hanno demonizzato la parola lavoro”.
Lo studio Pwc indica che la condizione lavorativa delle donne, con la maternità, mette a rischio la loro attività che raggiunge oltre l’80% dei congedi familiari a confronto con il solo 3% richiesto da entrambi genitori, tanto da registrare una percentuale del 49,9% delle donne che temono di avere un figlio perché peggiorerebbe le loro opportunità di lavoro, contro il 24% degli uomini. Infatti, secondo l’indagine, su 500 madri circa una donna su due vede cambiare il proprio lavoro dopo la maternità: riduzione dell'orario (17%), licenziamento o perdita del lavoro (18% in totale) e cambi di impiego.
“La famiglia è in difficoltà soprattutto per ragioni economiche, che rendono molte scelte di coppia e familiari complesse, se non impossibili – ha dichiarato l’avvocato Roberta Foglia Manzillo, consigliere dell’ordine degli avvocati di Napoli con delega alla famiglia -. A questo si aggiunge il tema del lavoro e, in particolare, della condizione delle donne nel mondo professionale. Esistono ancora troppe famiglie monoreddito e le donne che lavorano si trovano spesso ad affrontare le difficoltà di conciliare maternità e professione, finendo talvolta per limitarsi ad avere un solo figlio. Come ordine professionale, nel nostro piccolo, abbiamo cercato possibili soluzioni per sostenere le professioniste madri. Un esempio è la sala del tribunale destinata all’allattamento, intitolata “Sala Giulia” in memoria di Giulia Tramontano, vittima di femminicidio. Molto resta però ancora da fare”.
Anche per la dottoressa Veronica Simeone, psicologa perinatale pediatrica dell’Ordine degli Psicologi della Campania, il lavoro subentra nel percorso genitoriale, evidenziando anche un altro aspetto non secondario: “Nel nostro settore, ci troviamo a incontrare genitori particolarmente performanti nel mondo lavorativo, ma con un'identità e una capacità genitoriale di tipo ansioso a livello psicologico, con coppie che non si sentono all’altezza di diventare genitori oppure di essere bravi genitori. Occorre considerare le diverse difficoltà economiche, lavorative e psicologiche perché senza genitori sani, non ci sarà una società sana”.
Gli appuntamenti sulla denatalità, inseriti nell’ambito della manifestazione Tutto Sposi, proseguiranno anche nelle giornate del 24 (welfare) e 25 ottobre (Casa), con la partecipazione dei rappresentati delle istituzioni e dei professionisti degli Ordini e anche di numerosi ospiti come Italo Bocchino, Luigi Bobbio, Francesco Emilio Borrelli, Clemente Mastella, Sandra Lonardo, e Luigi Caramiello.











